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18/6/2003

DALL'ANTICA SAPIENZA DEL MEDITERRANEO IL FILM DI BATTIATO
‘Perduto amor’, opera mediterranea. Qual è il significato di questa definizione?
Nel film la prima parte ci narra, con tratti singolari, l'infanzia e l'adolescenza di Battiato: le immagini e i dialoghi sono la memoria del cuore dell'amata Sicilia negli anni '50, delle scuole di cucito così frequenti nel nostro Sud in quegli anni, dei giochi con le trottole e delle scoperte da bambini, della vita di paese, del mare, degli spazi aperti, della cultura semplice e non ancora appiattita, con quelle singole personalità geniali che si sviluppano in circostanze poco favorevoli.
Successivamente avviene l'emigrazione avventurosa a Milano, il mondo dell'arte, musica e scrittura soprattutto, realtà alternativa rispetto a quella del boom economico che inizia la massificazione del Paese.
Avviene in quegli anni l'incontro a Milano, importantissimo per Battiato, con Henri Thomasson, discepolo diretto di Gurdijeff, il gran maestro armeno che indicò nella Quarta via un sentiero per i ricercatori del vero, i veri rivoluzionari d'ogni tempo.
Non è forse Gurdijeff l'essenza della saggezza mediterranea, cosmopolita, antica, multietnica, religiosamente sincretistica, sufi (nell'interpretazione di danzatori dell'Universo), misterica?
Un film, come i dischi di Battiato, che lascia il segno profondo.
Belli i dialoghi dei protagonisti: Sgalambro, il filosofo - amico di Battiato, e Gabriele Ferzetti nel ruolo del mentore dell'infanzia e adolescenza di Battiato. Donatella Finocchiaro interpreta con intensità il ruolo della madre, figura centrale per il nostro che impersonato dall'alter ego Corrado Fortuna ci regala un'altra espressione della sua anima sensibile e unica.

Sebastiano Gernone

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