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11/2/2004

MASTER&COMMANDER
Dal romanzo ‘Sfida ai confini del mare’ il film da Oscar con Russel Crowe
di Annarita Zito
Usciti dal cinema, si ha la sensazione che Peter Weir abbia girato questo film per ottenere quell'Oscar che gli è sfuggito per tre volte, tante quante sono state le sue nominations: per 'Witness' (1986), per 'L'Attimo Fuggente' ('91), e per 'The Truman Show' ('99). Per centrare l'obiettivo, si affida ora a Russel Crowe (che la statuetta l'ha conquistata per 'A Beautiful Mind') e ad una trama epica e dall'inconfondibile stile tipico dei film marinareschi di stampo classico. Di sicuro, non mancano le emozioni.
Il film è tratto dal romanzo 'Sfida ai confini del mare' (Far Side of the World) di Patrick O'Brian, scrittore che nei suoi romanzi rievoca il mondo ed i personaggi della Marina Britannica all'epoca dei conflitti napoleonici. Proprio l'epoca in cui è ambientata la storia portata sullo schermo da Weir (anno 1805).
Crowe veste i panni dell'ammiraglio 'Lucky' Jack Aubrey, alla guida della nave inglese Surprise, quando il suo equipaggio viene colto di sorpresa e attaccato dalla più potente e moderna fregata francese Acheron. Aubrey si trova davanti ad una difficile scelta: portare in salvo la nave danneggiata e quel che resta della ciurma decimata oppure proseguire per mare e cercare di catturare il pericoloso nemico. L'ammiraglio sceglie questa seconda strada, a costo di mettere a repentaglio tutto l'equipaggio, pur di confermare la propria reputazione. Questo viaggio avventuroso a caccia del nemico si svolge dalle coste del Brasile sino a Capo Horn, per proseguire tra le distese di ghiaccio del polo sud e le desolate spiagge delle Isole Galapagos (primo film, questo, ad essere girato qui).
L'inizio del film è folgorante. La nave francese appare improvvisamente all'orizzonte e con un crescendo di tensione silenzioso si arriva subito al primo scontro: lo spettatore è catapultato accanto ai cannonieri, in mezzo al mare, tra la nebbia. L'imbarcazione napoleonica colpisce duro e Surprise è costretta alla fuga. Acheron, da questo momento, diventa l'ossessione di Aubrey-Crowe.
Sempre al suo fianco, sebbene quasi mai d'accordo con lui, è il medico di bordo Maturin (Paul Bettany). Nodo centrale del film è appunto il rapporto d'amicizia tra questi due uomini; rapporto che si snoda attraverso tutta la vicenda e rende atipico questo action-movie dal sapore epico.
La nave è il teatro su cui si svolge la vicenda, con una sola incursione a terra durante la seconda parte del film. Naturale, perciò, che il fulcro della narrazione si sposti sul nucleo di rapporti sottesi dalla lunga convivenza forzata dei marinai e dalle scene di vita di bordo.
Weir, inoltre, pone l'attenzione su due temi, quello del comando-autorità e quello della superstizione. Il primo si lega al personaggio di Russel Crowe, autentico uomo di mare e capitano coraggioso (anche fortunato, come dice il suo soprannome), energico ma alla fine umano, che nel rapporto con i suoi marinai e con l'amico medico subisce le contraddizioni del suo ruolo di comandante, in bilico tra scelte scomode e concessioni, tra emotività e razionalità. Per quanto concerne la superstizione, il rapporto con il soprannaturale è accentuato dalla stessa natura della vita di mare, sempre in balia dell'elemento naturale. Una superstizione che porta al suicidio del capro espiatorio Hollom (presunto iettatore-Jona della nave) e alla riconciliazione con Dio.
Per quanto riguarda la parte tecnica e le scene del film, le inquadrature sono puntuali e costantemente funzionali alla vicenda (c'è una buonissima cura per la fotografia). Non manca un certo lirismo. Ben costruita la sequenza dello scontro finale tra le due navi, emozionante al punto quasi da lanciare lo spettatore all'assalto al fianco di Crowe, indice del rapporto di complicità che si crea tra lo spettatore ed i personaggi.

Genere: azione, drammatico
Anno: 2003
Nazione: USA
Durata: 140'
Regia: Peter Weir
Interpreti: Russell Crowe, Chris Larkin, Edward Woodall, James D'Arcy, Paul Bettany, Robert Pugh
Sceneggiatura: John Collee , Peter Weir
Fotografia: Russell Boyd
Montaggio: Lee Smith

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