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24/2/2004

QUANDO IL GARGANO ERA UN PARADISO TROPICALE
Fonte: ‘La Repubblica - Bari’
Sequoie, conifere e angiosperme, ma anche tenere foglie di numerose varietà di felci e dei giganteschi equiseti e quelle più legnose delle cicadi (sorta di antenate della palma), delle magnolie e delle querce. I dinosauri erbivori vissuti sul Gargano circa 80 milioni di anni fa, erano ghiotti della variegata flora che popolava le foreste dell'odierno promontorio.
Frammenti fossili di queste piante sono stati scoperti alla periferia di Apricena da una equipe di ricercatori dell'Università di Ferrara. Dalla scoperta - secondo gli studiosi - emerge che la piattaforma Apula somigliava ad un paradiso tropicale, con zone lagunari, isole con spiagge bianchissime e barriere coralline.
Il ritrovamento di frammenti fossili di piante è avvenuto un anno fa - ma è stato reso noto solo a gennaio di quest'anno - e si deve a Pietro De Cosmo, oggi ricercatore all'Università emiliana, che sta studiando i reperti insieme a due docenti dello stesso ateneo, Alfonso Bosellini, ordinario di Geologia, e Michele Morsilli, docente di Sedimentologia e originario di Ischitella.
'La variegata flora fossile del cretaceo superiore - spiega il professor Morsilli - è coeva alle migliaia di orme di dinosauri trovate nel '97 ad Altamura, ed è più recente delle stesse orme di dinosauri trovate nell'estate del 2000 nel foggiano, che risalgono a circa 130 milioni di anni fa. Si tratta di una scoperta di eccezionale valore, in quanto ci fornisce una infinità di informazioni non solo su cosa mangiavano i dinosauri erbivori ma anche su che tipo di ambiente e clima esistevano durante le loro incursioni sulla penisola Apula.
Finora - dice lo studioso - quando bisognava paragonare il Gargano ed il resto della Puglia a qualche ambiente attuale ci si riferiva sempre all'arcipelago delle Bahamas, il cosiddetto modello bahamiano. Ma il nostro territorio doveva essere ben più grande di un arcipelago di isolette tropicali, in quanto doveva fornire acqua dolce e risorse alimentari sufficienti per sopportare una fauna con organismi di diverse tonnellate di peso. Questi dinosauri, inoltre, non nuotavano e per raggiungere il Gargano dovevano arrivare via terra. Le impronte su questo territorio riscrivono quindi la paleogeografia della nostra regione'.
Insomma, dove si fermano gli archeologi - alla comparsa dell'uomo - continuano i geologi che ricostruiscono la storia della terra e dei suoi abitanti usando come scala di riferimento temporale i milioni di anni.
Dice il Professor Morsilli: 'Attraverso lo studio delle rocce sedimentarie siamo giunti a ricostruire un quadro abbastanza soddisfacente dell'evoluzione del Gargano, dal periodo di formazione delle sue rocce fino all'aspetto attuale. Ma come spesso accade, le ricostruzioni sono incomplete e le nuove scoperte aggiungono insperati tasselli a questo affascinante mosaico. Con la scoperta delle impronte lasciate dai dinosauri si sono avviate stimolanti ricerche sia sulle impronte stesse - e di conseguenza sugli animali che attraverso il loro passaggio ne hanno lasciato traccia - sia sull'evoluzione geologica dell'Italia Meridionale che durante il Giurassico ed il cretaceo (da 180 milioni fino a 65 milioni di anni fa) era la propaggine settentrionale del continente africano e si affacciava su un antico oceano, ormai scomparso, chiamato Tetide'.
[...] Secondo le ricerche compiute, le aree comprese fra Sannicandro Garganico, san Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo appartenevano al dominio di mare basso, mentre la fascia di Manfredonia, Monte S. Angelo, Monte Spigno e Monte d'Elio rappresentava l'antico margine della piattaforma Apula composta da barriere coralline e dune subacquee di sabbie oolitiche; la zona più orientale (Carpino, Ischitella, Mattinata e Vieste) era, infine, occupata da un esteso pendio che raccordava la zona di mare basso al fondo del bacino.
Le impronte scoperte sul Gargano, di dimensioni fino a 40 centimetri, provengono da rocce appartenenti al dominio di mare basso e apparterrebbero a grossi dinosauri bipedi (tridattili) sia carnivori (Teropodi) che erbivori (Ornitopodi) ma sono state rinvenute anche alcune impronte circolari, lasciate probabilmente da dinosauri quadrupedi (Sauropodi). A questo punto è lecito chiedersi come siano arrivati e come potessero vivere i dinosauri su un territorio più simile alle Bahamas che a quello del nostro Gargano.
'Il ritrovamento delle impronte - spiega il professor Morsilli - permette di ipotizzare che dovevano esserci delle aree emerse abbastanza estese o che gli ambienti di piattaforma (aree di mare basso) fossero in connessione con una vasta area continentale, dove quei grandi rettili terrestri potevano rifugiarsi durante le oscillazioni del livello marino che inondavano o facevano emergere vasti tratti di terra. E visto che il Gargano abbonda anche di rocce giurassiche, non è affatto da escludere che da qualche parte possa affiorare uno scheletro, in modo da avere anche noi, senza la fantasia di Crichton, il nostro Jurassic Park'.

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