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18/5/2004

MANFREDONIA E IL DECLINO DEL PORTO
Fonte: 'La Repubblica - Bari'
Cinquanta milioni di Euro. Tanto si dovrebbe investire per recuperare e rilanciare al meglio il porto industriale di Manfredonia dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi, a seguito della perizia eseguita per conto del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, che non lascia molto spazio a detrazioni di sorta.
Certo, c'è anche chi non condivide l'entità della somma individuata per rimettere a nuovo quello che è uno dei porti industriali più grandi dell'Adriatico, di certo il più rilevante della fascia costiera compresa tra Ancona e Bari. Se un tempo c'era il Petrolchimico dell'Eni a movimentare qualcosa come due milioni di tonnellate di merci all'anno, le performance che si registrano oggi sono quasi imbarazzanti, con appena 600 mila tonnellate di merci.
Non è tanto il volume degli scambi, calato di colpo, ad aver mandato in crisi il porto, quanto lo stato di abbandono in cui versa l'opera che fa preferire a molte aziende la movimentazione delle merci su gomma o strada ferrata. Il porto di Manfredonia, tra le altre cose, è ancora privo di Autorità portuale, vale a dire di tutto quel complesso di uffici tecnici, operativi ed amministrativi di cui avrebbe bisogno per organizzare le sue attività. L'ultima finanziaria, sulla spinta dell'intervento bipartisan dei deputati eletti nel collegio sipontino (Pietro Folena ed Antonio Leone, rispettivamente dei Ds e di Forza Italia), che fecero approvare al Parlamento un ordine del giorno sulla questione del porto industriale, ha previsto l'istituzione a breve dell'autorità portuale e di un presidente, anche se al momento tutto resta sulla carta.
Sul futuro del porto industriale invece si giocheranno diverse partite, a cominciare da quella del contratto d'area, l'operazione di reindustrializzazione in corso, tra alti e bassi, nella città del Golfo, città che dista solo poche manciate di miglia dalla sponda opposta dell'Adriatico. Se si pensa, inoltre, all'Unione europea ampliata di recente o, in prospettiva, all'ingresso nell'Unione dei Paesi balcanici, il porto industriale di Manfredonia potrebbe davvero diventare uno dei centri più importanti del Mediterraneo.
La caratteristica vincente di questa struttura non sta solo nello sviscerare cifre che inquadrano un porto che si estende su uno specchio d'acqua di 140 mila metri quadrati, distante due chilometri e mezzo dalla costa, dunque in posizione piuttosto defilata ma comoda allo stesso tempo, in quanto collegato alla riva da un pontile altrettanto lungo su cui negli anni '90 furono fatti pure realizzare i nastri trasportatori. Ciò che rende davvero grandi le potenzialità dell'opera è la profondità dei suoi fondali. Nel porto 'alti fondali' di Manfredonia, infatti possono attraccare navi di grossa stazza, fino a un peso di 35mila tonnellate, il che pone la struttura sipontina in condizione di assoluta competitività rispetto agli altri porti. Anche gli attracchi sono ben attrezzati, consentendo lo scalo sia a merci secche sfuse o in sacchi che a sostanze liquide e gassose, e questo grazie all'eredità lasciata dal Petrolchimico, che fece realizzare a suo tempo il porto a sua immagine e necessità. In realtà l'Enichem provvedeva anche alla manutenzione della struttura, operazione di cui oggi nessuno si occupa, nè il Consorzio per le imprese industriali né l'Autorità marittima. [...]

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