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3/8/2004

RUOLO E FUNZIONI DELL'AMMINISTRATORE COMUNALE E PROVINCIALE
A cura del Dott. Luigi Ruberto
La Funzione ed il ruolo dei Consiglieri Comunali è dettata dalla normativa vigente come disciplinato dal t.u. 267/00 e 165/01, come è chiaro e palese nelle assise consiliari possono sedere solo gli eletti dal popolo, essi hanno quindi un'investitura dell'elettorato che li delega ad amministrare la cosa pubblica, a dare gli indirizzi e i suggerimenti politico-amministrativi che possano porre l'organo esecutivo,la giunta Municipale, nelle condizioni di operare nel migliore dei modi possibile.
Lo statuto Comunale può anche prevedere casi in cui vi siano componenti dell'esecutivo non eletti direttamente dal popolo sovrano ma nominati assessori dal Sindaco, tali soggetti non possono prendere parte alle sedute consiliari e qualora fosse richiesta la loro presenza in Consiglio Comunale non possono avere comunque diritto di voto,diritto esercitatile solo nelle riunioni giuntali.
Secondo l'art. 42 del t.u. 267/00 , il Consiglio è l'organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo.
Il Consiglio ha competenza limitatamente ai seguenti atti fondamentali : statuti dell'ente e delle aziende speciali, regolamenti salva l'ipotesi di cui all'articolo 48,comma 3, criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi; programmi, relazioni previsionali e programmatiche, piani finanziari , programmi triennali, e elenco annuale dei lavori pubblici, bilanci annuali e pluriennali e relative variazioni, rendiconto, piani territoriali ed urbanistici, programmi annuali e pluriennali per la loro attuazione, eventuali deroghe ad essi, pareri da rendere per dette materie; convenzioni tra comuni1 e quelle tra comuni e provincia, costituzione e modificazione di forme associative; istituzione compiti e norme sul funzionamento degli organismi di decentramento e di partecipazione; assunzione diretta dei pubblici servizi, costituzione di istituzioni e aziende speciali, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell'ente locale a società di capitali, affidamento di attività o servizi mediante convenzione; istituzione ed ordinamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote, disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi; indirizzi da osservare da parte delle aziende pubbliche e degli enti dipendenti, sovvenzionati o sottoposti a vigilanza; contrazione dei mutui non previsti espressamente in atti fondamentali del consiglio comunale ed emissione dei prestiti obbligazionari; spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi, escluse quelle relative alle locazioni di immobili ed alla somministrazione e fornitura di beni e servizi a carattere continuativo; acquisti ed alienazioni immobiliari, relative permute, appalti e concessioni, che non siano previsti espressamente in atti fondamentali del consiglio o che non ne costituiscano mera esecuzione e che, comunque, non rientrino nella ordinaria amministrazione di funzioni e servizi di competenza della giunta,del segretario o di altri funzionari; definizione degli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti del comune presso enti, aziende ed istituzioni, nonché nomina dei rappresentanti del consiglio presso enti, aziende ed istituzioni ad esso espressamente riservata dalla legge.
Il consiglio, nei modi disciplinati dallo statuto, partecipa altresì alla definizione, all'adeguamento e alla verifica periodica dell'attuazione delle linee programmatiche da parte del Sindaco o del Presidente della provincia e dei singoli assessori.
Le deliberazioni in ordine agli argomenti di cui al presente articolo non possono essere adottate in via d'urgenza da altri organi del comune o della provincia, salvo quelle attinenti alle variazioni di bilancio adottate dalla giunta da sottoporre a ratifica del consiglio nei sessanta giorni successivi, a pena di decadenza. Nell'analizzare l'art. 42 se ne possono dedurre le possibili forme di responsabilità civile che andremo ad esaminare nel corso del presente paragrafo, prima di passare oltre è opportuno analizzare anche l'art. 43 del t.u. 267/00 il quale analizza ed elenca i diritti dei consiglieri.
I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del consiglio.
Hanno inoltre il diritto di chiedere la convocazione del consiglio secondo le modalità dettate dall'art.39 comma 2, e di presentare interrogazioni e mozioni.
I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché delle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato.
Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente indicati dalla legge.
Il sindaco ed il presidente della provincia o gli assessori da essi delegati rispondono, entro 30 giorni, alle interrogazioni e ad ogni altra istanza di sindacato ispettivo presentata dai consiglieri.
Le modalità della presentazione di tali atti e delle relative risposte sono disciplinate dallo statuto e dal regolamento consiliare.
Lo statuto stabilisce i casi di decadenza per la mancata partecipazione alle sedute e le relative procedure,garantendo il diritto del consigliere a far valere le cause giustificative.
Dopo quanto esposto si percepisce chiaramente che l'esercizio pieno e completo del mandato amministrativo pone gli eletti in condizioni tali da accedere a tutti gli atti prodotti o in fase istruttoria, fatta eccezione per quelli dichiarati secretati dal Sindaco.
Il forte elemento partecipativo, alla gestione dell'ente di cui si è amministratore, pone gli stessi, qualora omettano di esercitare il loro mandato così come la legge consente, in una condizione di responsabilità oggettiva permanente, una responsabilità che scaturisce dall'adozione degli atti in consiglio comunale, per quanto riguarda precipuamente i consiglieri di maggioranza, ed una responsabilità omissiva per gli amministratori di opposizione qualora non denuncino l'adozione di atti che siano illegittimi o arrechino danno patrimoniale all'ente.
Va chiarito che in materia di responsabilità amministrativo-contabile degli amministratori di enti locali, la norma di cui all'ultimo comma dell'art.58 legge 142/90, prevede che la responsabilità di amministratori e dipendenti di pubbliche amministrazioni non si estende agli eredi. (Corte dei Conti S. Giur.Sardegna 11 giugno 1991 n. 357).
Va acclarato che la disciplina introdotta , in tema di responsabilità di amministratori e dipendenti di enti locali, dalla l. 8 giugno 1990 n.142, che ha abrogato le disposizioni del r.d. 3 marzo 1934 n. 383, ed ha richiamato le norme riguardanti gli impiegati civili dello stato, comporta la giurisdizione della Corte dei Conti, sia per gli atti incidenti soltanto di riflesso sul patrimonio dello stesso, sia per gli atti di diretta gestione, e trova immediata applicazione nei giudizi in corso, non essendo l'operatività dello 'ius superveniens' in materia di riparto della giurisdizione esclusa dal principio della 'perpetuatio iurisdictionis' di cui all'art. 5 del c.p.c. (Cassazione civile sez.un.22 novembre 1991 n.12591).
In conclusione del presente paragrafo ci soffermeremo sul significato semantico dei due termini presenti nel titolo dello stesso, il concetto di 'ruolo' ed il concetto di 'funzione'.
Per ruolo è da intendere il mandato dato dagli elettori amministrati agli eletti ad esercitare ed attuare quel concetto sopra esposto di sindacato ispettivo, il sindacato ispettivo è quell'alto momento democratico in cui il delegato del popolo va appunto a sindacare o meglio controllare su quanto posto in essere dall'organo esecutivo o dai responsabili di settore, come la legge gli indica,il sindacato ispettivo è quindi momento inalienabile per un'amministrazione democratica e obiettiva della cosa pubblica solo dall'esercizio di tale potere politico-amministrativo delegato ai consiglieri comunali è possibile costruire una macchina amministrativa trasparente ed efficiente.
Prendendo in esame il concetto di 'funzione' esso va inteso come momento tecnico giuridico in cui può essere data una definizione chiara di quelle che sono le competenze di un amministratore locale,che non possono prescindere dai seguenti momenti: (1) indicazione delle linee politico programmatiche, (2) controllo sulla gestione affidata dalla legge ai dirigenti responsabili di settore, (3) farsi portatori delle istanze degli eletti in seno alle assise consiliari, (4) porre all'attenzione degli organi di controllo tutte le deliberazioni di atti consiliari o determine di ufficio passibili di illegittimità per non essere conformi alla normativa vigente; in linea puramente teorica, perché nei fatti avviene raramente è proprio il momento di controllo che se non esercitato o omesso può fare emergere possibili responsabilità civili a carico dei dirigenti che hanno posto in essere atti in danno dei cittadini, e degli amministratori i quali sono sciolti da ogni vincolo giuridico dall'ente rappresentato solo dopo cinque anni dalla conclusione del mandato o dieci anni se la carica rivestita è quella di sindaco, di fatti l'art. 58 comma 4 della legge n.142 del 1990, fissa in cinque anni il termine di prescrizione del diritto degli enti locali al risarcimento del danno, non si applica nel giudizio di responsabilità a carico del sindaco quale ufficiale di governo,soggetto allo stesso regime prescrizionale (decennale) proprio dei dipendenti statali. (Corte dei Conti comm.contr.Campania 07.luglio 1992, n.11).
Si può evincere chiaramente che spesso molto spesso una buona amministrazione non può prescindere da buoni ed onesti amministratori, merce rarissima, come non può neanche prescindersi dalla prassi politica, difficilmente una nuova compagine amministrativa che sub-entra alla precedente pone in essere azioni di responsabilità civile per gli atti illegittimi posti in essere dagli amministratori precedenti, è questa una delle peggiori cause che sono ostative ad una buona e sana amministrazione, perché spesso troppo spesso la prassi è più forte di una norma di legge.

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