Questa testata aderisce all'anso  
 
Note Legali | Pubblicità | La Piazza | Bacheca | Info | Città
prima pagina
editoriali
attualità
costume e società
politica
economia
sport
cultura e spettacolo
tecnologia
eventi
dicono di noi on line
 
ambiente
casa
cinema
affari e finanza
dalla regione
diritto
gastronomia
salute e benessere
interviste del direttore
lettere alla redazione
territorio
viaggi
documenti
Diventa Capitano...
Scrivi su Capitanata.it
Lavora con noi
Pubblicità
ANSO
 
METEO
aggiungi a preferiti


29/9/2004

LA RESPONSABILITÀ CIVILE DELL'AMMINISTRATORE PUBBLICO
Diritto e Appalti Pubblici
di Luigi Ruberto
In questo scritto, ci soffermeremo sul concetto di responsabilità civile dell'amministratore pubblico in linea generale, per scendere nei dettagli successivamente, dalla responsabilità sindacale a quella assessorile a quella dell'intero consiglio comunale.
Va evidenziato che la responsabilità degli amministratori pubblici è equiparata a quella degli impiegati pubblici ed entrambi sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei Conti.
Per scendere nel concetto di responsabilità essa sopravviene ogni qual volta un soggetto agente nel porre in essere un'azione, questa produce un danno ad altri.
Nel nostro ordinamento la responsabilità si presenta sotto varie forme e può essere conseguenza della violazione di doveri che traggono origine da rapporti contrattuali, ovvero dalla violazione di norme di carattere generale che impongono a tutti i consociati di non provocare danni nelle posizioni giuridiche altrui (responsabilità extracontrattuale o aquiliana, in base ai contenuti degli articoli 2043 e seguenti del codice civile).
Per entrare nello specifico è - antigiuridica e produttiva di danno la delibera comunale che, in violazione delle competenze e delle funzioni degli enti locali abbia attribuito ad una società prestazioni rientranti nelle normali funzioni dell'ente locale, senza peraltro che le prestazioni, di volta in volta rese, siano state specificamente fatturate e retribuite previo formale provvedimento di determinazione del compenso per ogni tipo di prestazione, con liquidazione di fatture generiche e compenso ragguagliato a mese, quasi si trattasse nella specie, di rapporto di lavoro dipendente. (Corte dei Conti sez.II, 13 giugno 1997,n. 81/A)[1].
Altro caso di specie che palesa e meglio ci fa comprendere il ruolo le funzioni e le responsabilità degli amministratori locali è il seguente: gli amministratori di un comune possono retrocedere da un incarico affidato a professionisti e effettivamente eseguito? [2] (La Corte dei Conti reg. Lazio sez. giurisd., con sentenza in data 15 novembre 2000, n.2198), ha ritenuto sussistere la responsabilità amministrativa degli amministratori di un comune che, a fronte di prestazioni regolarmente effettuate da parte di architetti appositamente incaricati e consistenti nella redazione dei piani particolareggiati e dei piani di zona, dei quali l'amministrazione aveva usufruito, deliberano, nell'intento di risolvere il problema del pagamento delle parcelle, di abrogare i piani e restituirli ai professionisti, nonostante le contrarie osservazioni dell'organo di controllo, così causando il danno costituito dagli interessi maturati dalla conseguente domanda giudiziale.
Dopo quanto sinora detto si comprende bene che l'equiparazione delle responsabilità fra pubblici amministratori e pubblici impiegati, ha portato ad una maggiore responsabilizzazione degli stessi, seppur molto v'è ancora da fare in quanto v'è una carenza strutturale nella preparazione dei cittadini all'impegno amministrativo, inteso come mero impegno politico, esso però va supportato necessariamente da una buona competenza giuridica per non creare danno a se stessi, ai cittadini amministrati e all'ente persona giuridica.
Un ulteriore caso che va esaminato è il seguente: le delibere per l'effettuazione di lavori pubblici devono tener conto degli oneri di natura finanziaria? Difatti la (Corte dei Conti sez. II 6 aprile 2001, n.78)[3], ha ritenuto che i componenti della giunta comunale commettono colpa molto grave per avere deliberato, al fine di finanziare lavori pubblici senza però che sia stato effettuato alcun accertamento di fattibilità tecnica finanziaria, la stipulazione di un mutuo bancario a condizioni così insostenibili per il comune che si è resa poi necessaria l'anticipata restituzione del finanziamento con l'aggiunta di commissioni bancarie e spese che costituiscono un ingiusto danno per il comune perché prive di ogni utilità. Dopo quanto esposto si comprende chiaramente come la negligenza, l'imprudenza e l'imperizia sono elementi sostanziali ed oggettivi per una responsabilità di chi detiene il potere decisionale cioè giunta e consiglio comunale, limitatamente per le proprie competenze date dal t.u. 267/00.
Analizzando il concetto di responsabilità non ci si può esimere da un'analisi del concetto della colpa grave. Di fatti secondo la (Corte dei Conti regione Campania sez. giurisd., con sentenza in data 29 giugno 2000, n.51)[4], ha sostenuto che le caratteristiche della colpa grave sono non la violazione del semplice dovere di buona condotta, ma la rilevazione di precisi sintomi, quali l'oggettiva prevedibilità dell'evento dannoso, connessi con la violazione di elementari norme di comportamento, l'inescusabile scriteriatezza e approssimazione nella tutela degli interessi pubblici.
Prima di concludere, non possiamo esimerci dall'analizzare i concetti di dolo, e colpa, va acclarato che il dolo contiene in sé la volontarietà nella commissione di un evento dannoso per i terzi, mentre il concetto di colpa è esente dalla mera volontà, di fatti vanno distinti due fattispecie di colpa-propria ed impropria. La prima è sempre legata alla mancanza di volontà nell'evento, la seconda invece si verifica quando l'evento è voluto, ma l'agente risponde di reato colposo, come avviene nell'erronea supposizione della presenza di una causa di giustificazione (art.59 c.p.). In campo giuridico sono state elaborate numerose teorie sull'individuazione concettuale del dolo.
In questa sede ci limiteremo ad evidenziare quali sono le diverse forme di dolo; dolo generico, specifico, diretto o intenzionale, indiretto o eventuale, d'impeto, di proposito, di danno, e di pericolo; va comunque sempre operata una valutazione sull'intensità del dolo presente nel reo. Dopo quanto esposto si può ben comprendere che i casi e le fattispecie in cui può ravvisarsi responsabilità a carico dell'amministratore pubblico sono in via di principio innumerevoli, va acclarato però che ogni caso fa scuola a se, in quanto deve essere sempre posto in evidenza, tutto l'iter procedurale dal quale è scaturito il danno e individuare chi ha cagionato con un'azione od un'omissione nell'esercizio delle proprie funzioni un danno a terzi.
Credo quanto mai opportuno a riguardo concludere con una sentenza della (Corte dei Conti sez. II emanata in data 17 luglio 2000,n. 246/A)[5], dalla quale si può evincere quale deve essere il grado di attenzione e di diligenza nei pubblici amministratori. Di fatti la stessa afferma che: - dopo la limitazione della responsabilità amministrativa ai casi di dolo e colpa grave, introdotta con la L. n. 639/96, non è più sufficiente, per l'affermazione della responsabilità, la sola omissione del generico dovere di sovrintendenza, specie in considerazione della sempre maggiore complessità dell'amministrazione degli affari pubblici, ma occorre una consapevolezza ed una compartecipazione volitiva od omissiva al fatto produttivo del danno: e, pertanto, in ipotesi di ritardo di un comune nell'effettuazione di pagamenti dovuti, con conseguente danno per le maggiori somme erogate a titolo di interessi, rivalutazione e spese, non può essere ritenuto responsabile il Sindaco che non abbia avuto diretta conoscenza della questione.
La responsabilità passa quindi ad avere una valenza molto più sostanziale che simbolica, in quanto come esposto nella sentenza appena citata deve esserci compartecipazione piena ed esauriente, tutto questo per limitare il mero concetto di colpa omissiva per un mancato controllo quale massimo organo di governo, v'è da aggiungere che seppur potrebbe essere tecnicamente corretta la sentenza appena esposta è foriera di cagionare danni per il solo fatto che il soggetto imputato non sapeva, ma non è ammissibile a mio avviso, non sapere, quando si è il massimo organo amministrativo di un ente sia esso sindacale o assessorile, va comunque palesata la responsabilità dell'amministratore per mancato controllo nella gestione dello stesso, e acclarata la responsabilità del dirigente che ha omesso il pagamento, verificando se vi sono i presupposti per un risarcimento danni che l'ente danneggiato, dalla disattenzione di un proprio dirigente, può porre in essere nei confronti dello stesso dirigente omissivo.

[1] v. Corte dei conti 1998,fasc.1,82.
[2] V. S.RAIMONDI, La responsabilità nell'ente locale,pag.11, caso 2.3.1.11.Milano 2003
[3] S. RAIMONDI La responsabilita' nell'ente locale pag.25 caso 2.3.1.22 Milano 2003
[4] : v.S. RAIMONDI, la responsabilità nell'ente locale,pag.45 caso 4.3.1.1.Milano 2003
[5] S. RAIMONDI, la responsabilità nell'ente locale, pag. 45 caso 4.3.1.2. Milano 2003

  Segnala questa notizia a un amico
  Stampa questa notizia
altre notizie nella sezione Diritto

Google
WEB WWW.CAPITANATA.IT
 
 
Torremaggiore Informa
Asernet informa
Puntoit informa
RAS informa
Salcuni informa
ANSO informa
Sista informa
 
Newsgroup
Eventi
Newsletter
Guestbook
Cartoline
Il Mercatino
Cerco Lavoro
Offro Lavoro
Subappenino
Gargano
Alto
Tavoliere
Basso Tavoliere
Capitanata TV
Rete Civica Provinciale


Asernet Solutions
Pubblicità su Capitanata.it Note Legali info@capitanata.it
Capitanata.it - giornale on line registrato presso il Tribunale di Foggia con il n. 9/2001 - Direttore responsabile Matteo Tricarico