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15/10/2004

CINEMA: ‘UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO’
Il triangolo no
di Pierre Hombrebueno
La casa alla fine del mondo è quella dove Bobby, Jonathan e Clare possono godersi la pace della propria serenità, isolati dalla gente, dai pregiudizi, e dalle nubi grigie. Un luogo del sogno quindi, la ricerca di quella pace spirituale che dona la stabilità.
Il film di Michael Mayer, tratto da un romanzo di Michael Cunningham (The Hours), si apre con l'introduzione del piccolo Bobby (Colin Farrel) nel mondo visto dall'occhio psichedelico del fratello maggiore, in un trip vorticoso da far spiccare il volo tra le lapidi del cimitero.
La visione che Mayer ci offre dell'adolescenza è pura tanto quanto lo sguardo degli hippy sognatori del peace & love, i chiari riferimenti sessuali non ci vengono mostrati con occhio critico o morboso, il tutto appare quasi naturale, e la visione di due 14enni che praticano carezze omosessuali non è mai stato così innocente, perchè quelle sperimentazioni non sono altro che il frutto di un grande affetto reciproco d'amicizia/amore. Persino l'adulta della situazione, Sissy Spacek, colei che dovrebbe porre i tabù ed i divieti, ci viene presentata con una grande dolcezza e tenerezza, una che si fa le canne con i propri figli.
La prima parte dell'opera potrebbe quindi definirsi estremamente buonista, estremamente hippy appunto, ma la crescita del piccolo protagonista è accompagnata da dolori e gravi perdite, prima del fratello maggiore, e successivamente dei genitori. E i problemi sono solo all'inizio, comincia infatti l'analisi da parte del regista del trio formato da Bobby, il suo migliore amico Jonathan (Dallas Roberts) e Clare (Robin Wright Penn).
Come si dice: 'Il triangolo no'. Meyer focalizza su tutti i topos delle problematiche delle relazioni a 3, a cominciare dalla grande gelosia di uno dell'altro, le paranoie mentali del 'Tu ami più lui che me', ma gelosia dopo gelosia, litigio dopo litigio, a trionfare su tutto è chiaramente l'amicizia e l'amore, che abbatte tutte le barriere dell'indifferenza. Girato con estrema classicità, tra il rock di Patti Smith e di Leonard Cohen, tra morti e malattie, i protagonisti troveranno così la loro redenzione, la loro pace interiore, in un finale amaro che però non rinuncia alla speranza e all'esaltazione della virtù più grande tra tutte: l'Amore, omosessuale o eterosessuale, semplicemente amore.
'Una casa alla fine del mondo' è un film già visto, ma sicuramente l'affetto sincero che Meyer esprime per i suoi personaggi e la sua storia, anche se più volte piatta, provocherà delle emozioni.

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