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17/12/2004

CINEMA: ‘BIRTH - IO SONO SEAN’
Jonathan Glazer spreca un'occasione d'oro
di Pierre Hombrebueno
Per parlare di quest'opera partiremo dal finale. Il finale di un film, sappiamo bene, gioca una parte importante, soprattutto per il genere 'soprannaturale', perché è il momento dei chiarimenti, delle spiegazioni, delle delucidazioni. È nel finale che si vede se un regista è capace di reggere un gioco che ha creato (come spesso succede con l'arcinoto M. Night Shyamalan), oppure anche il contrario, se il regista è totalmente disorientato nel suo stesso puzzle. Quest'ultimo è il caso di Jonathan Glazer, che sfruttando una tematica interessante come la reincarnazione, spreca però il tutto con un finale buttato nel fango. Ciò che manca in Glazer è il coraggio di finire ciò che ha iniziato, lasciando agli spettatori una conclusione paradossalmente aperta che non possiamo né dobbiamo accettare in quanto produrrebbe troppe elucubrazioni mentali sicuramente inutili.
La messa in scena non ha bisogno di particolari tecniche per ricreare una godibile atmosfera da mistero e paranormale, in quanto il plot lavora di per sé.
Glazer, grazie anche e soprattutto alla solita bravura di Nicole Kidman, riesce a trarre dal tema 'reincarnazione' un distinto approccio all'amore, perché di questo essenzialmente si tratta: amore. L'affetto di una vedova in procinto di risposarsi che poco prima del matrimonio si ritrova davanti un bambino di 9 anni che afferma di essere la reincarnazione di suo marito Sean, morto tempo prima. E il senso logico cessa completamente di esistere, la pazzia inizia quasi a correre nelle vene.
'È veramente Sean? E se non lo fosse, come fa a sapere tutte quelle cose sulla nostra vita matrimoniale? E perché nel corpo di un bambino di 9 anni?'. Davanti ad eventi come questo, la razionalità scompare, la protagonista è pronta ad andare contro tutti e tutte (il suo nuovo fidanzato, la madre, ecc..) pur di riabbracciare ed incoronare nuovamente il suo sogno d'amore.
'Sai che cosa facciamo? Scappiamo da qui, lontano da tutti, e fra 11 anni, quando tu avrai 21 anni, ci risposeremo'. Una frase agghiacciante pronunciata da una Nicole Kidman totalmente distrutta ma nel contempo stesso speranzosa.
Ma nonostante il bel 'complotto' creatosi tra il tema e Glazer, Birth è un film fin troppo impersonale, che avrebbe necessitato di un regista più marcato, non solo per regalarci un lavoro d'autore più imprimibile, ma anche un finale più...non diciamo coraggioso...ma almeno deciso. E il voto non può che essere un 6 tiratissimo.

REGIA: Jonathan Glazer
CAST: Nicole Kidman, Lauren Bacall

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