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10/1/2005

CINEMA: ‘THE GRUDGE’
Arriva in Italia il remake di ‘Ju-On’
di Pierre Hombrebueno
'The Grudge', ovvero il rancore. Le credenze asiatiche vogliono che il rancore covato nell'odio da una persona morta in modo tragico scateni una maledizione fatale. In questa pellicola il luogo del delitto è una casa al centro della metropoli di Tokyo, dove un padre di famiglia ha assassinato la moglie ed il figlio. Da quel giorno, chiunque metta piede nella casa è colpito dai fantasmi che lo abitano, portandoli alla morte più atroce.
Originariamente era un film giapponese intitolato 'Ju-On' e Sam Raimi incaricò il regista Takashi Shimuzu di girarne il remake americano, inserendo come protagonista Sarah 'Buffy' Gellar. Così al posto delle protagoniste giapponesi ritroviamo un'americana trasferitasi a Tokyo per stare vicina al proprio fidanzato e per migliorare il proprio bagaglio lavorativo e culturale.
Tutto sembra normale finchè non si imbatte nella casa maledetta, dove è assunta come badante della signora anziana che ci abita. E da lì in poi, cominciano le fantasmagoriche visioni...
Se 'The Grudge' si ritrovasse come prossima vittima della gang di Scary-Movie, sicuramente scapperebbero tanti rutti. Non è né per ironizzare o ridicolizzare, il fatto puro e semplice è questo: i fantasmi maledetti dell'opera di Shimuzu fanno avvertire la loro presenza sovrannaturale con dei rutti, delle specie di versi allungati di 'mega rutti'. Forse è una cosa che mette paura in Asia, ma da noi in Occidente i teen-agers ci fanno grosse risate.
Uscito dalla sala, la più grande domanda che sorge è: ma i momenti di panico dentro il cinema venivano per l'audio massiccio in super dolby o perché 'The Grudge' fa veramente paura? Mettendo un attimo da parte la prima ipotesi, proviamo a concentrarci sulla seconda: la paura. Perché 'The Grudge' dovrebbe far paura?
Analizzando il plot, il pubblico occidentale è sicuramente penalizzato, in quanto il film ruota sulle maledizioni e sulle credenze orientali del 'se una persona muore covando un grande dolore, una maledizione si espanderà per il suo luogo di morte'. Ebbene, entrare in questa mentalità orientale, per un occidentale diventa impraticabile. Così si elimina automaticamente il fattore 'realtà' che spesso fa la gioia dei film dell'orrore ed il film di Shimuzu non riesce mai ad intrappolare la mente dello spettatore in quanto quest'ultimo ha la finzione davanti agli occhi, finzione marcatissima anche dalla messa in scena, con movimenti di cinepresa troppo preoccupati a dare un senso di pulizia registica.
Se 'The Grudge' non fa paura né per il plot né per lo pseudo-realismo (che infatti manca)...che a giocare con il thrilling siano i fantasmi e gli effetti speciali? Eh no, nemmeno essi, anche e soprattutto perché questi mostri sono un deja vù: la solita ombra nera che dilaga, la solita donnina anoressica con i capelli lunghissimi e gli occhi truccati come Robert Smith, e chi più ne ha più ne metta.
Così, ripensando e ripensando, arriviamo alla conclusione che 'The Grudge' obiettivamente non fa paura di per sé, quindi di conseguenza si torna per forza all'ipotesi numero 1 del perché quest'opera abbia donato certi momenti di panico: la solita, classicissima tecnica dell'audio che si alza improvvisamente. E funziona sempre e magnificamente, così come la regia di Shimuzu offre spesso angolature di ripresa interessanti e suggestive nella lentezza dei movimenti. Ma nonostante questo, ancora non ci stiamo né ci accontentiamo. Ormai ci siamo stancati di questa moda dei film horror asiatici che hanno invaso l'Italia, e di certo ora non abbiamo bisogno che anche Hollywood ci si metta ricopiandoli e riproponendoceli con gli stessi cliché, non tanto perché odiamo l'horror asiatico, ma perché sappiamo che tale continente ha da offrire, cinematograficamente parlando, molto ma molto di più di un qualsiasi Ringu (Ring) o Ju-On (Grudge).

Regia: Takashi Shimuzu
Cast: Sarah Michelle Gellar, Jason Behr, Clea Duvall

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