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18/10/2005

LA FABBRICA DI CIOCCOLATO
La fiaba di Tim Burton tra Dickens e Kubrick
di Agostino Marra
Cosa vuol dire essere bambini ai giorni nostri e cosa non va nel mondo che consegnamo loro? L’opera ultima di Tim Burton manda in avanscoperta i bambini per rivelare i danni degli adulti e della società che abbiamo creato.
Charlie è un bambino povero, così povero da dover vivere nella stessa stanza di una catapecchia con i quattro nonni e i genitori, mangiando zuppa di cavoli annacquata a pranzo e a cena, con il regalo di una tavoletta di cioccolato all’agognato compleanno. Proprio per questo però non gli manca la capacità di sognare, anche grazie ai racconti di un nonno ex-operaio della fabbrica di cioccolato del mitico Willy Wonka. Il sogno è potere conoscere i segreti di una fabbrica che continua a sfornare il miglior cioccolato del mondo, pur se da anni nessuno vi è mai entrato. Il sogno si avvera, e lui e altri quattro bambini hanno la possibilità di passare una giornata intera con Willy Wonka e i suoi misteri, accompagnati ciascuno da un genitore.
Tim Burton si diverte ad esagerare le caratteristiche dei bambini e dei genitori, dando la sensazione nella straordinaria fase descrittiva di un Dickens in pellicola. Eppure nel bambino ipervorace o in quello ipertecnologico, nella bambina sempre prima in tutte le competizioni e nell’altra con un capriccio sempre nuovo siamo noi adulti ad essere ridicolizzati, nella nostra frustrante ricerca del primato competitivo e del progresso tecnologico con cui finiamo per inquinare la vita stessa dei nostri figli.
C’è una via d’uscita? Sì, nella semplicità degli affetti. Per dirla alla Kubrick è il monolite nero protagonista di “2001 Odissea nello spazio” che può garantire sopravvivenza al genere umano, per dirla alla Tim Burton è un padre incapace che pure conserva i ritagli dei giornali che parlano del figlio mai più visto.
Chapeau a Tim Burton per il raffinato rimando, chapeau per un film semplice semplice eppure grande grande, opera di uno dei pochissimi genii a libro paga di Hollywood.
Un film che sarebbe bello vedessero i bambini, ma è assolutamente necessario vedano i grandi.

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