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7/11/2005

IL COLLE DI GIMONDI
Con il ponte sullo stretto... tutto è possibile...
di Antonio Gelormini
Li chiamano “brinacc”. Sono gli abitanti di Sedrina, un piccolo paese in Val Brembana (Bergamo), che da sempre, da novembre a gennaio si ritrova letteralmente all’ombra, con brina persistente, forte umidità, strade scivolose e ghiacciate.

L’ombra è delle colline che avvolgono il paese, in particolare quella del colle Prenoca, i cui pendii, percorsi per anni dalla mamma postino, hanno accompagnato con dolcezza le pedalate esordienti di Felice Gimondi.

Secoli fa, quando Sedrina venne costruito, si decise di farlo sul lato meno illuminato del colle, per lasciare alle coltivazioni la zona baciata dal sole. Gia' nota per i famosi Ponti sul Brembo, il piu' antico dei quali sembra risalga al 110 d.C., e per la Madonna in gloria e Santi di Lorenzo Lotto, finora aveva legato le sue sorti ai diritti di sfruttamento della cave di marna.

In miniera o al bar era un continuo vivere nell’ombra.

Per decine di anni le cave sono state il pane per la gente di Sedrina, che lentamente, però, di sfregio in sfregio, ha visto alterare le caratteristiche del proprio territorio. Dopo le cave, gli stessi ponti hanno perso la loro attrattiva, soprattutto in seguito alla costruzione dell’attuale superstrada.

Oggi, che l’attività estrattiva è molto rallentata, sul paesaggio deturpato la ricaduta economica è ancora più bassa del solito. E adesso, che non c’è bisogno di lavoro in miniera, si cerca un posto al sole.

In che modo? “Tagliando la testa al colle e abbassandolo di 25 metri” ha detto il sindaco di Sedrina, sicuro di vincere la sfida. Abbassare la collina. Sembra una favola, ma non lo è, a giudicare dal fatto che il comune si è già messo al lavoro per cambiare quello che la natura non è riuscita a modificare nei secoli.

Se è possibile un ponte sullo Stretto o un tunnel nella Manica, si son detti gli amministratori di Sedrina, cosa volete che sia una mastectomia della collina?

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